LA PRESIDENTE DEL SENATO CASELLATI RISPONDE AL SINDACO RAITO

Il primo cittadino ha indirizzato alle istituzioni nazionali una lettera per portare all'attenzione la situazione delle province

Data:
05 Marzo 2021
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Riformate, ma non troppo, con funzioni fondamentali, ma poco finanziate, con amministratori che devono assumersi responsabilità, senza che ne venga riconosciuto il ruolo. Dopo la legge Delrio e la mancata riforma costituzionale, gli enti provincia vivono una fase di stallo e incertezza sul futuro, pur continuando a rappresentare un riferimento per territori frammentari come il Polesine. È questo il motivo che ha spinto il sindaco di Polesella, già assessore provinciale, Leonardo Raito, a prendere carta e penna e a scrivere alle massime cariche dello Stato per chiedere una risoluzione definitiva sul ruolo delle province. Nella lettera si legge:

 

non posso mancare di evidenziare come il tema “provincie” sia uscito completamente dagli orizzonti della politica; pare quasi si sia perso il senso dell’importanza degli organismi di area vasta, la fondamentale visione di un coordinamento politico che passa da enti che, soli, possono contribuire a superare le difficoltà legate a un’enorme frammentazione territoriale che caratterizza il sistema paese, tanto più in questi terribili mesi di pandemia in cui la programmazione diventa strategica e imprescindibile.  

Ancora oggi le provincie sono chiamate a svolgere funzioni fondamentali per i cittadini, come ad esempio la programmazione e la gestione dell’edilizia scolastica (per le scuole secondarie di secondo grado), la gestione di funzioni in materia ambientale, infrastrutturale (strade) e altre. Come possiamo pensare di gestire il rilancio del sistema istruzione senza considerare il ruolo di questi enti? 

Qualche mese fa lanciai una proposta per utilizzare al meglio i fondi europei: quella di realizzare 3.000 nuove scuole in Italia, destinando al progetto 10-12 miliardi. Non possiamo trascurare lo stato pietoso in cui versano moltissimi istituti italiani, basta leggere i report di Legambiente e di altre istituzioni per rendersi conto che l’80% degli istituti non è completamente a norma, magari collocato in aree a rischio idrogeologico, privo dei certificati di prevenzione incendi, privo di laboratori, palestre e biblioteche all’altezza della situazione. 

È per questo che spero vogliate spronare il parlamento a occuparsi con serietà del completamento di un percorso che risolva la situazione di incertezza delle amministrazioni provinciali, a partire dai meccanismi elettorali al sistema di finanziamento. Lo si faccia, illustrissimi Presidenti, anche per rispetto degli amministratori che se ne devono occupare, dei dipendenti che provano a fare del loro meglio per contribuire a salvaguardare quello che resta di un ruolo storicamente assegnato, centrale, strategico. 

Non possiamo permettere che slogan populisti (non dimentichiamo La Casta di Stella e Rizzo) siano la bibbia su cui, i nostri rappresentanti nazionali, sfornano riforme incompiute che diventano aborti destinati a tradire lo spirito della nostra Costituzione. 

Credo che una scelta definitiva e seria che riguardi l’assetto di queste amministrazioni sia necessario, e non possa essere ulteriormente rinviato. Affido pertanto a voi, massimi rappresentanti del nostro splendido Paese una riflessione che, ne sono certo, saprete indirizzare con la consueta attenzione e il consueto stile, alla politica nazionale.

 

Alla lettera di Raito ha già risposto la Presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati, comunicando di aver informato delle giuste riflessioni del sindaco il presidente della commissione affari costituzionali della camera alta. 

 

Ringrazio la presidente Casellati per la solerzia e l’attenzione e sono sicuro che arriveranno presto altre risposte – fa sapere Raito. Come politici abbiamo il dovere di sollecitare i nostri organi legislativi ad occuparsi di questioni che riguardano l’assetto istituzionale del nostro paese. Il modo in cui sono state “trattate” le province è vergognoso. Solo negli ultimi tempi, grazie ad Achille Variati, il tema era ritornato centrale. Ma da politici e partiti che dicono di volersi occupare dei territori è lecito aspettarsi di più. È lecito aspettarsi un percorso stabilito, degli obiettivi risolutivi. Magari la mia lettera è come un sasso lanciato in uno stagno. Ma spero possa far discutere. 

Ultimo aggiornamento

Martedi 05 Ottobre 2021